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L’ISOLA CHE C’E

Lampedusa 2009, la settima rassegna, tra musica, arte, teatro e parole, sulla spiaggia della Guitgia, in un catino di pubblico e stelle al confine del mare.
L’isola che c’è in quell’approdo che sa di festa.
Ma come comincia il viaggio, come si arriva lì, su quel palco illuminato e con quei cuori di canti accanto?
Il lavoro comincia molto prima, a volte nel tempo giusto, a volte, quando arrivano tardi i permessi, con più ritardo e in corsa, contro il tempo, contro il vento.
Si riuniscono un manipolo di uomini, ognuno con la propria specifica, per costruire quell’appuntamento. Direttori di produzioni, stage manager, direttori artistici, musicisti, autori, coordinatori, organizzatori, insieme al promotore dell’idea, al supporto della via delle parole e della musica: Claudio Baglioni.
Si percorrono i nomi degli artisti, cantanti, comici, musicisti, teatranti. Si scrivono specifiche, canzoni, tracce musicali. Si dividono le serate, si strutturano le possibili intersecazioni artistiche, i duetti, le sorprese, i conduttori, le conduttrici, le istituzioni.
Ognuno ha i suoi compiti, chi deve organizzare l’arrivo dei tecnici e delle maestranze per costruire il palco e porre gli strumenti e le luci, chi deve prendersi cura della logistica dei voli, degli alberghi degli spostamenti di oltre 400 persone che nel campo artistico e produttivo si muoveranno per arrivare sull’isola di Lampedusa.
Altri, come me, si occupano insieme a Claudio della parte artistica, la costruzione del progetto intero delle quattro serate di O’scià.
Il che significa chiamare i manager, gli artisti, i discografici, e raccontare il progetto, spiegare l’idea. Raccogliere consensi, organizzare i giorni, intersecare le disponibilità, le richieste, le canzoni, le necessità di ogni singolo personaggio.
E allora c’è chi preferisce venire in versione acustica con chitarra e pianoforte, chi desidera un paio di musicisti di supporto; chi al contrario è una band già – pronta all’uso – e chi invece chiede un appoggio al gruppo di Claudio per avere i propri brani arrangiati in versioni elettriche e pop.
I giorni corrono, tra telefonate, e mail, contatti, mp3, partiture, orari, e scalette provvisorie che cambiano di ora in ora, poi, qualche giorno prima dell’inizio della rassegna, ci si trasferisce tutti sull’isola.
Come ogni anno si stabilisce una  – sede redazionale – nella palestra dell’albergo Baia Turchese, per la comodità della distanza dal palco.
Lì si posizionano computer, stampanti, strumenti, partiture, tavoli riunioni, dove, a seconda delle necessità, si convocano i responsabili e le varie maestranze artistiche. I telefoni squillano incessantemente fin dalla mattina presto, mentre si recuperano testi, si costruisce la prima scaletta del giorno con orari e tempi di uscita, che continuerà poi a cambiare per tutto il resto della giornata, per essere  consegnata definitiva e pronta, solo e unicamente a pochi minuti dall’inizio della serata, con una vera corsa contro il tempo.
La frenesia sale di ora in ora, ognuno si occupa di ciò che ha in carico, comunicando le variazioni, le tempistiche, a volte le difficoltà che si incontrano e che si risolvono mano a mano. C’è giusto il tempo, a volte, per un pranzo velocissimo alla chalet della spiaggia, prima di immergersi nelle prove sul palco dalle 14,00 in poi.
Le ore a volte appaiono come nemiche irriducibili, per le troppe cose da fare, le ore volano più veloci che mai.
Le prove con gli artisti sul palco, scandiscono modifiche ai pezzi previsti, cambiano le bozze di scaletta, si aggiungono duetti, si provano canzoni, si cercano suoni e si corre per arrivare al tramonto per l’inizio della sera di musica.
Il pubblico in costume da bagno assiste a ogni movimento, saluta gli artisti, applaude alle canzoni, fotografa, filma e si immerge insieme a tutti noi in quella che è la preparazione dello spettacolo.
Ci si trova lì, sotto il sole o il vento, tutti insieme, a vivere quell’attimo di note, come se quell’isola avesse davvero una magia unica, diversa da qualsiasi altro posto del mondo. A volte, magari sul palco, quando osservo le persone, mentre le note volano nell’aria, quando gli artisti provano, i tecnici si muovono da un capo all’altro delle pedane, sento quel vento che sussurra, è un vento caldo che fa alzare lo sguardo verso il cielo… SECONDA STELLA A DESTRA, questa, è l’isola che c’è.  

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I VOSTRI COMMENTI
Francesca - Tanta gente ha sognato con voi e grazie a voi ed io aspetto il mio momento di poter sognare qui a Washington... Un abbraccio e spero a presto.
gino - Che sia una favola senza fine... Brindiamo a Guido Tognetti, a tutto il suo operato! Gino
alessio giusy silvana - I tre fan più scatenati di o`scià! Noi c`eravamo. Ciao Guido
Michelle - Ti ringrazio per la risposta Guido. E` sempre bello sapere che ci siete. Michelle
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